Cucina romana…. la pajata

Polpette, suppli e fiori di zucca per celiaci, qualità senza compromessi!

Fritto misto romana in olio extravergine di frantoio

Di buon ora come tutte la mattine, leggendo la cronaca di Roma, sul Messaggero, (come tutti i Romani Doc che si rispettino),  in fondo pagina nella rubrica “Senza rete”, si scrive di cucina romana, Pietro Piovani mi spalanca gli occhi su un mondo, che va veramente al rovescio. A Roma si sa siamo tolleranti, accogliamo tutti, specialmente le mode del momento, specialmente quelle culinarie, con tutto il loro bagaglio di assurdità, ma non ci permettiamo di dire per esempio, che mangiare una polpettina vegana, fritta con l’olio di palma, e magari che langue in esposizione da varie ore,è più tossico per il fegato che mangiarsi un bel piatto di pasta cotta al momento, con una bel sugo  con la pajata. Sono abbastanza scocciata, sia come Romana che come ristoratrice, di essere accumunata alla volgarità. La cucina romana se con ingredienti freschi e di prima qualità, cotta al momento è una delle cucine più semplici, saporite e raffinate e se ben abbinata, anche di facile digestione.  Usiamo solo olio extra vergine di oliva, non mescoliamo grassi di natura diversa, che sono la causa principale della cattiva digestione. Partendo da un esempio, e considerando la saggezza delle nostre nonne, la cicoria ripassata (il tarasacco) è un ottimo depurante per il fegato, il finocchio in pinzimonio, accompagnato ad un bel piatto di bucatini alla matriciana è un ottimo attivatore della digestione. Mangiare fritti improbabili (anche se di soli vegetali) può essere causa di ben più gravi malesseri, che mangiare, le cotolette d’abbachio fritte con carciofi, rigorosamente  in olio extra vergine di oliva. Ora proprio grazie alla nostra tolleranza e alla facilità con la quale ci beviamo le ultima novità enunciate dai guru  del momento, sempre di più sono convinta che alla lunga, la cucina tradizionale romana di qualità, non tramonterà.

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