La qualità dei cibi è una cosa seria

La tuttologia a cui assistiamo oggi la fa da padrone, tutti i giorni ho a che fare con varia umanità, che si pavoneggia dando sfoggio di se e della propria disinformazione.
Lavorare in un bel posto come il mio mi da modo di confrontarmi con livelli diversi e interessanti di persone. Dopo più di quarant’anni d’esperienza lavorativa, ed avendo avuto maestri di vita e di mestiere laureati sul campo, mi accorgo che parlare di qualità per me è come respirare, e che, la mia vita non prescinde da questa. L’insegnamento primario che mi è stato imposto è quello dell’ascolto e del “rubare con gli occhi”, un mestiere non è solo teorico.
All’inizio della mia avventura lavorativa avevo fame di sapere e martoriavo con le mie domande tutti i fornitori a cui chiedevo spiegazioni e trucchi del mestiere per riconoscere la qualità dei vari alimenti. Ricordo ancora che da bambina mio  padre ogni tanto portava a casa ,o un vino speciale, o un formaggio eccezionale, o un taglio di carne di bove chianino, o un salume meraviglioso e ci insegnava a capirne le differenze e ad apprezzarne i sapori e gli odori.

La qualità dei cibi

Grazie a queste esperienze posso affermare che la qualità dei cibi è una cosa seria e che va ricercata, annusata e gustata, senza mai stancarsi, non và letta solo una scheda tecnica di un vino, non serve fare corsi e corsetti con attestati e diplomi, che, se da una parte ci avvicinano ai vari argomenti,dall’altra non ci formano un palato, quest’ultimo  va allenato continuamente con esercizzi continui, occorre mangiare e poi mangiare per poi rimangiare, bere e  ribere.

 

 

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